YOUNG BOYS: LA MIA PRIMA VOLTA (episodio 2)

La sera del 12 luglio, dopo aver slinguazzato con una francese di nome Chantàl mai vista prima, mentre ero in pista e ballavo col mio amico Renato, si avvicinò un'italiana non molto appariscente e mi toccò un braccio. - Ciao, disse, io mi chiamo Federica, e tu? - Anch'io, risposi. Federico, con la "o". - Davvero? Forse è un segno del destino. Ti ho già visto al bagno Corallo, vicino alla fontana, e mi piacerebbe conoscerti... Lusingato, lasciai il mio amico in pista e l'accompagnai verso la zona delle poltroncine. Lei confessò di avermi notato da diversi giorni e di avere una mezza cotta per me. Era di Treviso, aveva 3 anni più di me, lavorava già ed era in vacanza con un'amica. Non molto alta, carina e con mammelle ben tornite, non fece obiezioni quando la invitai fuori per una passeggiata in spiaggia. Il locale era sul lungomare ed il buttafuori, come usava allora, ci fece un timbro sul polso per riconoscere chi aveva già pagato il biglietto. Continuammo a ciucciarci ed a palparci, appoggiati in piedi alle cabine di legno. Io insistetti per scopare su un lettino, ma lei dolcemente si oppose. - Dopodomani torno a Treviso, disse, se vuoi possiamo vederci domani sera nella camera dove sto con un'amica. Lì saremo più tranquilli... Ignaro dell'ansia che mi avrebbe provocato quella promessa, naturalmente accettai e prendemmo accordi per la sera successiva. La notte, la preoccupazione per ciò che sarebbe accaduto, non mi fece dormire e, siccome il 13 luglio arrivava in treno dal paese un'altro amico, Leo, per fare la prima settimana di vacanza senza genitori, chiesi a mia sorella di andarlo a prendere in stazione, finsi di non stare bene e rimasi a letto fino a sera. A cena, non mangiai quasi niente. Salutai i miei e mia sorella che tornavano a casa, lasciai Leo in compagnia del compaesano Renato ed andai all'appuntamento delle 21.00. Tanto io ero teso e nervoso, quanto lei era calma e spontanea. L'accompagnai in una pizzeria perchè non aveva ancora cenato. Io spettatore, lei pizza con birra. Conversammo un po' e, raggiunta la palazzina dove soggiornava con la sua amica, mi chiese di entrare senza fare casino. Poi chiuse la porta della camera a chiave. La padrona di casa vietava agli ospiti di ricevere altre persone in camera, ma quella era l'ultima sera, e Federica voleva approfittarne. Qualche bacio, qualche tocco... lei spense la luce e restammo nella penombra della tapparella mezza abbassata e dei lampioni sulla strada. Lei si spogliò, io mi spogliai. - E' la prima volta? Mi chiese. - Sì, risposi io. Dobbiamo usare il preservativo? - Non serve. Io sono fidanzata e prendo la pillola... Pensai: "Ma come, sei fidanzata e ti scopi un ragazzo più giovane che non conosci nemmeno?" Ci accomodammo sul suo letto singolo, ripresi a baciarla e affondai prima una, poi due dita nella sua vagina. Era già eccitata e piuttosto bagnata, si mise a gambe aperte e guidò il mio cazzo eretto dentro di lei. Afferrandomi le natiche accompagnava i suoi movimenti ed i miei. Io pompavo, ma ero terrorizzato all'idea di eiaculare subito. Invece no, la preoccupazione era talmente forte da anestetizzare il mio piacere. Dopo 5-6 minuti il respiro di lei si fece affannoso ed i movimenti più rapidi. - Sei venuta? Chiesi. - Sì, disse lei. Contento per non aver fatto la figura del pivello, mi lasciai un po' più andare, mi appoggiai sulle ginocchia, le sollevai il culo e le massaggiai le tette ed i capezzoli dritti per l'eccitazione. Il suo seno era sodo e voluminoso ma, per colpa della fioca luce dei lampioni, non vedevo un granchè. Mi inventai qualche stupida mossa tipo roteare il cazzo dentro la fica, mi concentrai e le sborrai dentro. - Possiamo accendere la luce? Chiesi. - Mi vergogno, sussurrò lei. Ci stendemmo qualche minuto l'uno di fianco all'altra senza dire nulla. Poi lei mise una mano sul mio petto e prese ad accarezzarmi piano piano, sempre più giù, sempre più giù. Mi accarezzò i maroni e giocherellò col pene facendolo diventare semiduro. Si mise a cavalcioni su di me appoggiando la fica umida e sborracciata sul mio ventre, mi massaggiò delicatamente i testicoli ed il cazzo e, quando lo sentì abbastanza duro, se lo infilò dentro. Tesi il braccio verso il comodino per cercare la abat-jour e l'accesi. Lei non fece una piega, continuò ad auto-penetrarsi sollevandosi ed abbassandosi ad occhi chiusi. Malgrado la piccola statura, era bella, le sue mammelle sfoggiavano due capezzoli estesi e puntùti, la sua pelle era brunìta dal sole e la sua vagina era accogliente e capace. Succhiai le sue tette e le accarezzai i fianchi e l'ano per qualche minuto, finchè raggiunse un altro orgasmo. Allora mi concentrai su me stesso, passarono altri minuti, ma proprio non riuscivo a venire. Ad un certo punto, lei aumentò la velocità dei sali-scendi ed ebbe il terzo orgasmo. A quel punto disse: - Ti manca molto? Io sono stanca. Che fatica sverginare un maschio, non sono mica una mistress - Cos'è una dominatrice? Risposi. Mi scocciava smettere senza aver sborrato di nuovo ma, non sapendo cosa fare, le dissi ok. Lei si sfilò il pene e si sdraiò. - Questa è la prima e l'ultima volta che faccio l'amore con un vergine, ribadì. Ero confuso, non capivo se volesse dire che le era piaciuto oppure no. Le confessai che ero sollevato dalla fine di quello stress e lei mi corresse dicendo "mistress". Continuavo a non capire, ma non indagai oltre. Accese la luce grande e, mentre io mi alzavo, si sedette sul bordo del letto, aprì le gambe, si infilò due dita in vagina e fece colare sul pavimento lo sperma rimasto dentro. - Ecco tuo figlio che se ne va, mormorò. Anche stavolta rimasi interdetto da quelle parole così crude. Chiesi dov'era il bagno e, mancando il bidet, mi lavai e mi sciacquai i genitali sul lavandino. Rientrato in camera, la trovai già vestita e sorridente. Aveva già sistemato il letto e pulito il pavimento. Un salto in bagno per buttare la carta igienica sporca e lavarsi le mani, e via verso l'uscita raccomandandomi di non fare rumore. Andammo verso la discoteca che era abbastanza vicino, ci scambiammo gli indirizzi promettendo di rivederci l'anno seguente e ci baciammo. Lei tornò verso casa ed io feci il biglietto per entrare. Una parte di me era delusa e pensava che fosse stato tutto troppo meccanico e squallido, l'altra era felice perchè finalmente avevo scopato. Per diversi mesi prevalse la seconda parte, mi sentivo carico ed irresistibile. Al mare ed a casa, ebbi diverrse storie... fino a quando la prima parte non mi presentò il conto. Continuavo a domandarmi: - Perchè ha detto "dominatrice", "mistress"? FINE

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08/06/2016 17:12

aldo

SI SI in realta era federica mano amica! Smettila di sognare playboy da tastiera!!

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